domenica 27 settembre 2015

Incontro nazionale

          4° incontro sul lavoro domenicale

Buongiorno a tutti, vi informiamo che venerdì  9 ottobre si terrà il nuovo incontro nazionale tra l'azienda e le organizzazioni sindacali, avente come oggetto la contrattazione sulla regolamentazione del lavoro domenicale. 

L'incontro si svolgerà a Bologna, in plenaria, ovvero anche in presenza del coordinamento nazionale Filcams dei delegati di Esselunga (del quale alcuni di noi fanno parte).

Vedremo da questo incontro se la trattativa farà passi avanti e se ci saranno dei punti di incontro o se le posizioni rimarranno ancora distanti (vedremo se l'azienda è seriamente interessata a questo accordo).

Come al solito vi terremo aggiornati in merito all'esito di questo incontro e sulla trattativa in generale.

P.S. ribadiamo che i vostri suggerimenti in merito alla trattativa possono risultare utili, quindi vi invitiamo attraverso il commento a lasciare i vostri suggerimenti le vostre idee in merito alla trattativa sull'organizzazione del lavoro domenicale. 

A risentirci.

venerdì 18 settembre 2015

Liberalizzazioni

Liberalizzazioni:

tutti moderni (con il tempo libero degli altri)

Il Governo dei lugubri tecnici ne ha combinate parecchie.
Monti viene ricordato per la sua austerity, la grisaglia, il cagnolino della Bignardi e soprattutto per il suo ministro gemente  Elsa Fornero ideatrice di una  scellerata riforma pensionistica, di cui in molti stanno pagando e pagheranno le conseguenze.

I dipendenti delle grandi catene della distribuzione organizzata lo ricordano soprattutto, e non proprio con affetto,  per il
provvedimento di liberalizzazione totale degli orari commerciali, una cui ipotesi di parziale modifica è ora in discussione al senato.
Da quel fatidico giorno, in occasione di ogni festa comandata l’opinione pubblica si divide in due accese tifoserie: da un lato prevalentemente i lavoratori di queste imprese (ma anche Confcommercio, Confesercenti, la Curia) , dall’altro i consumatori o meglio i teorici della bulimia da consumo come sinonimo di modernità.

Molti dei provvedimenti di Mr. Monti venivano giustificati con la famosa frase “Ce lo chiede l’Europa”.
Dopo alcuni anni risulta  che l’Europa ci abbia chiesto parecchie cose per comprendere fino a che punto potesse  arrivare il nostro masochismo.
Per fare un esempio a caso, ad Amburgo, il supermercato più liberista apre da lunedì al sabato dalle 8.00 alle 21.00. Molti esercenti invece chiudono addirittura nel primo pomeriggio, il sabato.
Gli Amburghesi (come tutti i tedeschi)  hanno un mercato del lavoro assai flessibile, con orari assai flessibili e annessi problemi di conciliazione (per rispondere all’ opinabile e malmostoso articolo di Stefano Feltri su Il Fatto Quotidiano), una vita incasinata quanto o forse di più dei Milanesi, eppure non sentono l’impellente bisogno di uno yogurt alle 3 di notte e sanno farsi probabilmente  una ragione se il Primo Maggio si accorgono di essersi dimenticati di acquistare i crauti da accompagnare allo stinco.
Paiono essere cioè riusciti nella titanica impresa  di rimanere persone raziocinanti pur vivendo nella città più ricca della Germania, senza  trasformarsi fisiologicamente  in consumatori compulsivi. In fatto poi di modernità  una metropolitana funzionale e funzionante, treni regionali veloci, puntuali e puliti, li consoleranno certamente di non potersi fregiare  di un Carrefour h24.
Esaurita l’argomentazione che il sempre aperto fa “cool” i liberalizzatori del  tempo altrui  prendono in genere ad accanirsi contro cassiere e commessi che si lamentano quando invece:
a) dovrebbero ringraziare  se hanno un lavoro con tanta gente a spasso.
b) dovrebbero pensare a infermieri, vigili del fuoco, autisti, ferrovieri, militari, poliziotti.

La prima argomentazione  di attacco è in linea con la filosofia dell’epoca, del JobsAct, secondo cui la quantità del lavoro si sostituisce alla sua qualità, e un lavoratore che ha dei diritti o ambisce a conservarli si deve un po’ vergognare, e sbrigarsi a convertirsi alle religione delle tutele crescenti che poi crescenti non sono quando a crescere sono solo precarietà e paura. C’è sempre chi sta peggio. Non è però che stando tutti peggio si aumenti l’indice di gradimento di questa vita.

La seconda la dice lunga su quanto Amburgo sia lontana non tanto geograficamente ma culturalmente: vengono infatti paragonati lavoratori di servizi pubblici essenziali con lavoratori che di essenziale non sono chiamati a garantire nulla. A meno che un etto di mortazza il 25 aprile possa salvare  un vita umana.
Sempre loro poi non risparmiano (e come sarebbe possibile) i sindacati, che invece di fare inutili battaglie di retroguardia dovrebbero contrattare condizioni migliori per i lavoratori. Andrebbe spiegato a questi ideologi dello shopping che la contrattazione non è un diritto esigibile tou court (magari!) e che gli accordi che un po’ ovunque  si stanno facendo  non sono in grado di sciogliere tutti i nodi...

Cercare poi intese con aziende che licenziano in massa  i dipendenti, come Auchan (con buona pace di un altro  cavallo di battaglia dei nostri liberalizzatori del tempo altrui: “Le aperture creano occupazione”)  o che gli accordi li disdettano come Carrefour, le Coop, Ikea,  non è propriamente,di questi tempi,  un automatismo.

Per queste imprese la domenica è divenuta la seconda giornata di maggiori incassi, incassi in parte orientati da promozioni mirate, incassi che si spostano da altre giornate, incassi che manco per sbaglio vengono destinati almeno in parte agli addetti che le domeniche come nei festivi consentono materialmente che  le serrande si alzino. Ma non è tutto oro quello che luccica. La scelta tanto  a la page di Carrefour di aprire la notte (scelta fortemente contestata dalle organizzazioni sindacali) non è indice di chissà quale strategia avanzata di marketing, bensì del tasso di disperazione di una azienda in crisi, per la quale la prossima trimestrale di cassa è l’unico orizzonte possibile su cui giocare il tutto per tutto.
Una recente sentenza della Corte di Cassazione che salvaguarda il diritto del lavoratore di astenersi dalla prestazione festiva, porrà forse un freno agli appetiti famelici di molte aziende del settore che si erano spinte a prevedere nelle lettere di assunzione l’obbligo di lavorare a Natale. Basterà?

Di sicuro  questo provvedimento di civiltà non risolve il quesito di fondo, che non è esauribile nella diatriba tra moderni e reazionari, consumatori e commessi, sindacati e imprese, ma ci interroga sul grado di analfabetismo culturale che la nostra società è disposta a tollerare. È in ballo cioè che tipo di paese siamo e/o vorremmo diventare. Ipermercati aperti 365 giorni, magari h24, riflettono attraverso le vetrine immagini di miseria sociale  e non di opulenza.
Andare a fare la spesa la domenica o il 25 aprile può essere una opportunità che con un minimo di organizzazione si può evitare di cogliere senza conseguenze letali.
Evitare di  portare i bambini al centro commerciale a svernare, preferendo un parco o una mostra, non può che fare bene al loro futuro e al nostro presente.

Che la notte poi porti consiglio forse è vero, di certo la notte non c’è bisogno  di scorrazzare per un supermercato per farsi venire idee, come suggerisce in uno spot Francesco Facchinetti.  Fortunatamente qualcuno che sta dalla parte delle cassiere e delle loro famiglie, del tempo investito e non riempito di vuoto, o peggio, da altri sfruttato c’è, e guarda caso si chiama Francesco anche lui, ma di mestiere fa il Papa, paradossalmente raggiunge altissimi tassi di produttività  la domenica e i festivi e non…a proposito che lavoro fa il figlio dei Pooh?

Cristian Sesena

Segretario Nazionale Filcams Cgil. Turismo. Mercato del Lavoro. Pari Opportunità. Opinioni Personali.

mercoledì 16 settembre 2015

Nuove regole

Negozi chiusi nei giorni festivi, 

accelerazione sulla nuova legge.

Valzer di emendamenti, ma la maggioranza non vuole 

stravolgimenti. E così sarà superata la liberalizzazione

voluta dal governo Monti.


Nuove regole per la chiusura dei negozi
ROMA
Il senatore della Lega Nord Nunziante Consiglio propone di 
aggiungere altri 48 giorni, in pratica negozi chiusi per tutte le 
festività dell’anno. I grillini Gianluca Castaldi e Gianni Pietro Girotto invece ne vogliono aggiungere 12 in più. Già di suo la Camera, a fine 2014, ha infatti approvato in prima lettura la nuova legge sugli orari dei negozi assestando un bel colpo alle liberalizzazioni introdotte dal governo Monti e prevedendo in particolare che le attività commerciali debbano chiudere almeno per 12 giorni festivi all’anno, in pratica tutte le festività più importanti e più ricche di affari per dettaglianti, le più comode per fare shopping per i consumatori. Ancora oggi in Italia un negozio può restare aperto quando e quanto vuole, h24, tutti i giorni dell’anno, senza limitazioni territoriali o legate ai prodotti venduti. In pratica senza alcun vincolo o limite come avviene in molti altri paesi europei oppure nell’ambito del commercio online, il vero concorrente del commercio tradizionale, che in questi anni ha conquistato sempre più spazi e conquistato milioni di clienti.  

SALVI SOLO BAR E RISTORANTI  
Le nuove norme, da ieri tornate al vaglio della Commissione Industria del Senato, prevedono invece il ripristino della chiusura obbligatoria delle attività in occasione di 12 delle principali festività nazionali (Capodanno, Epifania, 25 aprile, Pasqua, pasquetta, il primo maggio, il 2 giugno, il 15 agosto, il primo novembre, l’8 dicembre, Natale e Santo Stefano). I nuovi vincoli
valgono anche per i comuni turistici e prevedono un’unica eccezione: ciascun esercente può derogare all’obbligo di chiusura, fino ad un massimo di sei giorni, dandone preventiva comunicazione al comune. Solo bar e ristoranti non hanno alcun vincolo ma ai sindaci è affidato il potere di definire una differente regolazione delle aperture selezionando aree specifiche, nel mirino innanzitutto le zone destinate alla movida, con ordinanze che hanno valenza di tre mesi. Pesanti le sanzioni: multe da 2 a 12mila euro per chi non rispetta i 6 giorni di chiusura, da 1 a 10 giorni di stop per chi commette due infrazioni in un anno.  

Né la proposta di Consiglio nè quella dell’M5S sono destinate a passare, perché la maggioranza al Senato sembra intenzionata ad introdurre solo piccoli aggiustamenti tecnici. Però, dopo diversi mesi di stallo, ora si procede spediti. Ieri è iniziata l’illustrazione degli emendamenti presentati a luglio quindi, dopo gli ultimi pareri (governo e commissione Bilancio), si procederà con le votazioni in modo tale da definire entro la prossima settimana il testo finale e quindi passare la palla all’aula. L’andamento dei lavori parlamentari fino ad oggi è stato soggetto ad un continuo stop and go, legato al solito grande affollamento di provvedimenti al vaglio delle camere, ma anche ai forti interessi in ballo. 

POLEMICHE VIOLENTE  
Le grandi catene di distribuzione, come quelle associate a Confimprese, criticano questa controriforma e lo stesso hanno fatto la gran parte delle associazioni dei consumatori. Anche il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella ha più volte segnalato come questo nuovo provvedimento freni lo sviluppo della concorrenza nell’ambito del commercio. Sul fronte opposto i sindacati del settore assieme a Confcommercio e Confesercenti, che ha invece ha bollato come «devastante» la liberalizzazione voluta da Monti. Tutte polemiche che, con la legge in dirittura d’arrivo, ora sono destinate a riprendere quota.  

P.S. al centro dell'articolo compare poi una sorta di sondaggio che a noi pare fatto con leggerezza, in quanto sembra possibile votare più volte, decidete se prenderlo in considerazione.

Clicca qui per andare direttamente l'articolo. 

martedì 15 settembre 2015

Chiusi per festività?

Conosciamo questa proposta di legge ?


Buongiorno a tutti oggi cerchiamo di capire se si potrà mettere un freno alle aperture selvagge degli esercizi commerciali.

Esiste infatti una proposta di legge unitaria a prima firma Michele Dell'orco (Movimento 5 stelle), già approvata in prima lettura alla camera dei deputati il 25 settembre 2014, che prende spunto dalla campagna "Libera la domenica" sostenuto da diverse associazioni, per le quale è stata lanciata in passato anche una raccolta firme in merito, patrocinata tra gli altri anche dalla CEI (conferenza episcopale Italiana) e da Confesercenti.

La legge, dopo aver passato l'esame della camera dei deputati, pare essersi insabbiata in commissione attività produttive al senato (da circa un anno), con buona pace della maggioranza di governo, e non solo, che evidentemente fanno gli interessi delle lobby dei grandi centri commerciali.

La legge prevederebbe la chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali (non dei pubblici esercizi) in queste giornate: 
  Foto tratta da fisacvicenza.it

 
Capodanno                                       Epifania 
25 aprile 
Pasqua 
Lunedì dell'Angelo (Pasquetta) 
1° maggio 
2 giugno 
Ferragosto 
1° novembre (tutti i Santi) 
8 dicembre (Immacolata Concezione) 
Natale  
Santo Stefano
                                                                                                                                                                                                                         A discrezione dei Comuni, sei di queste dodici festività potranno essere sostituite da una domenica nel corso dell'anno.

La proposta 5 stelle originaria tutelava ancora di più i lavoratori, in quanto puntava all'abrogazione delle liberazioni volute dal decreto Monti, la proposta di legge è stata decisamente "annacquata" da parte della maggioranza insieme a Forza Italia, i quali hanno giocato al ribasso.

Ma nonostante ciò se la legge passasse all'esame del senato, nonostante le retrocessioni sarebbero messi a segno tre punti importanti:

1) Un fondo per le micro imprese 
2) Si sancirebbe il principio che le liberalizzazioni del                       commercio sono da regolare
3) Ci sarebbe l'obbligo di chiusura per almeno 6 festività
Tra gli obiettivi della legge c'è anche quello di dare appunto un maggior potere decisionale agli enti locali, Regioni e Comuni, che potranno decidere i giorni di chiusura sulla base delle esigenze dei territori.

Questa è infatti una battaglia che non riguarda soltanto il settore commerciale, ma la qualità della vita dei cittadini. 

Del resto visto che si parla spesso di Europa "unita" è bene sapere che praticamente in tutti i paesi membri dell'unione Europea, la questione delle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali e più in generale degli orari degli esercizi commerciali è sempre regolata (a differenza nostra).

Sarebbe bello se restituissero a tutti i cittadini  (lavoratori e consumatori) un po di quel tempo prezioso che serve a tutti per essere liberi, per non essere sempre schiavi del consumismo o del lavoro.

Lo staff di Cambialiberamente.